È arrivata la prima farina a Govardhan
Mi sono emozionata nel vedere, in foto su facebook, Shrila Gurudeva, felice, con le mani immerse nella prima farina prodotta con i cereali coltivati a Govardhan: frumento, avena, orzo e farro, frutto del lavoro di tanti devoti e volontari dedicati alla cura della terra.
Nella mia percezione, Adayur era il tassello mancante nel progetto del CSB, che ora c’è.
Il Centro Studi Bhaktivedanta è una scuola di vita che offre alle persone strumenti teorici e pratici per elevare la propria coscienza, nutrendola di valori universali, di una visione antropocosmica fondata sulla Realtà e di speranza per il futuro.
Per arrivare allo stato coscienziale di shuddha-sattva, ovvero di “coscienza pura” (prerequisito per ricevere la Grazia della shuddha-bhakti, il puro amore per Dio), la qualità dell’alimentazione è fondamentale.
Nella Bhagavad-gita (17.8) leggiamo:
Coloro che sono influenzati dalla virtù si nutrono di alimenti che purificano l’esistenza e ne prolungano la durata, procurando forza, salute, gioia e soddisfazione; cibi succosi, ricchi e sani che allietano il cuore.
Ayurveda e Yoga sono chiarissime sul punto: diventiamo ciò che mangiamo. La stabilità in sattva-guna richiede un cibo sattvico (virtuoso), e non solo nelle componenti nutrizionali grossolane, ma anche in quelle sottili che dipendono strettamente da chi e da come il cibo è stato pensato, prodotto, trasformato, distribuito, accolto, cucinato e offerto.
Ogni singolo passaggio incide sulla qualità finale. Più ci sono consapevolezza e amore nelle varie fasi del processo, e più il cibo è in grado di nutrire chi lo assume nelle sue dimensioni bio-psico-spirituali, favorendone l’elevazione coscienziale.
La bhakti, nella sua essenza, è rasa, dolce sentimento. Farsi contenitori del bhakti-rasa richiede pazienza e sensibilità.
Si può coltivare la pazienza prestando servizio nei campi di Govardhan, imparando ad armonizzarsi ai ritmi lenti della natura. Nutrirsi con gli alimenti prodotti alla Collina – gli ortaggi, le olive, i legumi, i cereali… - e i trasformati - l’olio, le farine, le salse… - aiuta a sviluppare sensibilità.
Scrive Shrila Gurudeva (Marco Ferrini), in Sentieri di Felicità:
Divenire sensibili è un guadagno incommensurabile, equivale a partecipare con maggiore intensità alla vita (…). Divenire sensibili non aumenta il rischio di perdita, non comporta il doverci rimettere qualcosa, perché la sensibilità è parte integrante della vita e apre la porta verso la percezione dell’eternità. Chi è sensibile ha il dono di vedere quel forte elemento comune di origine divina che lo lega a tutte le creature.
Bhaktivedanda Svami Shrila Prabhupada, ambasciatore del Bhakti Yoga in Occidente e nostro param-guru, aveva ispirato diversi suoi discepoli a creare comunità rurali sul motto del trascendentalismo americano “Vita semplice e pensiero elevato”. Nacquero così New Vrindavana in West Virginia, New Raman Reti in Florida, Gita Nagari Dhama in Pennsylvania, e dopo la Sua dipartita tante altre nel mondo, Italia compresa. Spiegava ai Suoi discepoli nel 1972:
La terra produce tutto ciò che è necessario per il sostentamento umano. Non vi è scarsità: se coltiviamo con coscienza e devozione, la terra risponde generosamente.
È la pura devozione, in definitiva, a rendere fertile la terra, come racconta il Bhagavatam (1.10.4):
Quando regnava Maharaja Yudhiṣṭhira le nuvole versavano sulla terra tutta l’acqua indispensabile agli uomini e il suolo produceva a profusione tutti i beni necessari alla vita. Le mucche, felici, bagnavano i pascoli col latte delle loro mammelle ben gonfie.
Da un seme messo a dimora nella terra, nasce il chicco. Dal chicco viene la farina. Anche la bhakti è un seme, messo nel nostro cuore dal Maestro spirituale. Il seme originale è Shri Krishna, come Egli stesso rivela nella Bhagavad-gita (7.10):
Sappi, o figlio di Pṛthā, che sono il seme originale di tutte le esistenze (…).
Gauracandra devi dasi